Credit: Cristina Pattono "NonnaDrift"

Cristina Pattono, la rinascita di NonnaDrift: molto più di una pilota di drifting

Dopo aver affrontato uno dei momenti più difficili della sua vita, Cristina Pattono ha trovato nel drifting la forza di ricominciare. Tra sacrifici, coraggio e una passione nata quasi per caso, è diventata “NonnaDrift”, un simbolo di determinazione nel motorsport italiano.

Il rombo del motore, il fumo degli pneumatici e il controllo di una vettura in pieno traverso raccontano soltanto una parte della storia di Cristina Pattono. La più importante è quella che non si vede in pista. È il percorso di una donna che, dopo aver affrontato uno dei momenti più difficili della sua vita, ha trovato nel drifting la forza di ricominciare.

Oggi quel sorriso che accompagna ogni sua gara racconta molto più di una passione per i motori: è il simbolo di un nuovo inizio costruito con coraggio, determinazione e la volontà di non arrendersi mai.

UN NUOVO PERCORSO DI VITA DOPO IL DOLORE

Dodici anni fa la sua vita cambia improvvisamente. La perdita del marito rappresenta uno dei momenti più difficili che una persona possa affrontare. In quel momento, però, comprende di non poter rimanere ferma. Accanto al dolore c’è una figlia di ventun anni che guarda a lei in cerca di forza e di un esempio. È proprio pensando a quel legame che decide di reagire, nonostante le paure e le incertezze.

Cristina non racconta questa parte della sua storia per suscitare compassione. Lo fa con una sincerità che colpisce e con la serenità di chi ha imparato a convivere con le ferite del passato. Il suo messaggio è semplice quanto potente: anche quando la vita sembra toglierti tutto, è possibile trovare la forza di ricominciare. Prima di tutto per sé stessi, ma anche per chi ci sta accanto.

Da sempre amante della guida, decide quasi per caso di iscriversi a un corso di guida su neve ad Alagna. Quella giornata le restituisce sensazioni che sembravano ormai lontane: il piacere di mettersi alla prova, di concentrarsi solo sul volante e di ritrovare, almeno per qualche ora, un sorriso autentico. Al termine del corso, l’istruttore nota la sua naturale sensibilità nella guida e le rivolge una frase destinata a cambiare il corso della sua vita.

“Dovresti provare sull’asfalto.”

Poche parole che, in quel momento, sembrano un semplice consiglio. In realtà diventano l’inizio di un percorso completamente nuovo.

Da quel giorno il drifting entra nella sua vita. All’inizio ci sono timidezza, mille dubbi e l’imbarazzo di ritrovarsi in pista con ragazzi che potrebbero essere suoi figli. Eppure lei decide di non lasciarsi frenare. Ogni corso, ogni allenamento e ogni curva affrontata diventano un piccolo passo verso una nuova consapevolezza. Quella disciplina, scoperta quasi per caso, finisce per trasformarsi in qualcosa di molto più grande di una semplice passione: diventa il simbolo concreto della sua nuova strada e della donna che, con coraggio e determinazione, ha scelto di rimettersi in gioco.

UNA DONNA SOLA IN UN MONDO DI UOMINI

All’alba il carroattrezzi lascia Biella. Sul pianale, prima la Nissan S13, oggi la Toyota GT86. Chilometri di autostrada, il paddock che prende lentamente vita, il casco appoggiato sul tetto dell’auto e una donna che, da sola, prepara tutto prima di entrare in pista. Per Cristina è diventata una normalità. Per molti altri, ancora oggi, continua a essere una scena sorprendente.

Quando il drifting entra davvero nella sua vita, prende una decisione precisa: vuole essere completamente indipendente. Non desidera appoggiarsi a nessuno, né chiedere favori. Se quella passione deve diventare parte della sua vita, vuole costruirla con le proprie forze.

Così acquista un carroattrezzi per trasportare l’auto da gara, compra la sua prima vettura da drifting e consegue persino le patenti necessarie per guidare il mezzo e affrontare ogni trasferta in totale autonomia. Una scelta che richiede tempo, sacrifici e un importante investimento economico, ma che le permette di vivere il motorsport esattamente come lo aveva immaginato: senza dipendere da nessuno.

I primi passi nel paddock, però, non sono semplici. Si ritrova spesso circondata da ragazzi che potrebbero essere suoi figli e in un ambiente ancora prevalentemente maschile. Arrivare da sola al volante di un carroattrezzi, scaricare l’auto da corsa, prepararla per la pista, cambiare le gomme e fare rifornimento senza l’aiuto di un team sorprende molti. Più di qualcuno la osserva con diffidenza, quasi fosse una presenza fuori dagli schemi.

Lei stessa ricorda che, all’inizio, sembrava di essere “un marziano”. Non sono mancati i sorrisi ironici e nemmeno i pregiudizi. Dopo ogni turno in pista c’era sempre qualcuno pronto a spiegarle cosa non avesse funzionato, sottolineando gli errori invece dei progressi.

Cristina, però, non risponde mai alle provocazioni. La sua risposta è sempre la stessa: tornare in pista. Ogni evento rappresenta un’occasione per imparare qualcosa di nuovo, migliorare la tecnica e divertirsi. “Per me è un gioco”, racconta con la semplicità che la contraddistingue, spiegando come proprio quei weekend trascorsi tra Veneto ed Emilia-Romagna le abbiano regalato amicizie sincere e una seconda famiglia fatta di appassionati che, con il tempo, hanno imparato ad apprezzarla e ad accoglierla.

Oggi quei commenti sono praticamente scomparsi. Il rispetto si è conquistato curva dopo curva, senza alzare la voce e senza cercare scorciatoie. E con il suo immancabile sorriso ammette persino che un po’ le manca qualcuno che, a fine turno, venga ancora a dirle dove ha sbagliato. È il suo modo di ricordare che nel drifting, come nella vita, non si smette mai di imparare.

Credit: Cristina Pattono “NonnaDrift”

NASCE “NONNADRIFT”

Con il passare degli anni il drifting diventa molto più di una semplice passione. Cresce come pilota, accumula esperienza, stringe amicizie e scopre una comunità che la fa sentire a casa. Nel frattempo, però, la vita le regala un’altra grande gioia: sette anni fa diventa nonna.

È proprio in quel momento che nasce un’idea destinata a renderla riconoscibile in tutta Italia. Invece di nascondere quel nuovo ruolo o considerarlo incompatibile con uno sport spettacolare come il drifting, decide di trasformarlo nel suo segno distintivo. Sceglie così il nome “NonnaDrift”, un soprannome allegro, spontaneo e capace di strappare un sorriso ancora prima di accendere il motore.

Una scelta che racconta perfettamente il suo modo di essere. Lei non rincorre l’immagine della pilota perfetta, non cerca di stupire con atteggiamenti costruiti o provocatori. Preferisce presentarsi per quello che è: una donna semplice, con il sorriso sempre sul volto, un abbigliamento essenziale e tanta voglia di divertirsi. “Io ho solo da mostrare il mio sorriso, nulla di più”, racconta con quella naturalezza che l’ha resa così apprezzata nel paddock.

Il nome “NonnaDrift” diventa presto molto più di un nickname sui social. Si trasforma in un simbolo capace di abbattere gli stereotipi. Perché dimostra che la passione non conosce età e che una nonna può emozionarsi davanti a una curva da affrontare di traverso esattamente come un ragazzo al suo debutto in pista.

Nel suo percorso incontra anche persone che credono nelle sue qualità. Tra queste c’è Nives Arvetti, pilota mantovana e fondatrice delle Crazy Drift Girls, il gruppo che promuove la presenza femminile nel drifting italiano. Cristina entra a farne parte con entusiasmo, trovando un ambiente fatto di condivisione, amicizia e sostegno reciproco.

La sua filosofia, del resto, è racchiusa in una frase semplice quanto efficace: “Noi donne abbiamo due di tutto anche noi, non ci manca nulla.” Non è una sfida agli uomini, ma un invito a guardare oltre i pregiudizi e a credere nelle proprie capacità, indipendentemente dall’età o dal genere.

Oggi “NonnaDrift” è conosciuta in tanti autodromi italiani, ma continua a vivere ogni evento con lo stesso spirito dei primi giorni. Non corre per dimostrare qualcosa agli altri. Corre perché, ogni volta che indossa il casco e accende il motore, ritrova quella libertà che le ha permesso di ricostruire la propria vita. È forse questo il significato più autentico di un soprannome che, dietro un sorriso, racconta una storia di coraggio, umiltà e passione.

DALLA NISSAN S13 ALLA TOYOTA GT86 DA 500 CAVALLI

Nel motorsport non esistono scorciatoie. Lei lo sa bene e ha sempre affrontato ogni nuova sfida con pazienza, rispettando i tempi della propria crescita. Non ha mai cercato di accelerare le tappe, preferendo costruire esperienza curva dopo curva.

Per diversi anni la sua compagna di avventura è stata una Nissan S13 da circa 200 cavalli, una delle vetture giapponesi più apprezzate dagli appassionati di drifting. Con quell’auto ha imparato le basi della disciplina, affinando sensibilità, tecnica e controllo. Ogni allenamento rappresentava un tassello fondamentale di un percorso costruito senza fretta, con l’obiettivo di diventare una pilota sempre più consapevole.

Solo quando si è sentita realmente pronta ha deciso di alzare l’asticella. Il passaggio alla Toyota GT86 preparata con un motore da 500 cavalli non è stato soltanto un cambio di vettura, ma il simbolo della fiducia conquistata nei propri mezzi dopo anni di sacrifici e di lavoro.

Anche i colori raccontano qualcosa della sua personalità. Giallo e nero, quelli che lei stessa definisce con affetto i colori di “Ape Maya”, rendono la sua Toyota immediatamente riconoscibile in pista e rispecchiano quel carattere allegro e positivo che l’ha sempre contraddistinta.

Dietro quella GT86, però, non ci sono soltanto prestazioni e spettacolo. Ci sono ore trascorse in officina, trasferte organizzate nei minimi dettagli, manutenzione costante e un investimento economico importante che affronta con grande senso di responsabilità. “So solo io quanto impegno, quanto tempo e quanti sacrifici ci sono dietro questa auto”, racconta, lasciando trasparire l’affetto con cui se ne prende cura.

Negli ultimi anni il suo percorso sportivo ha compiuto un ulteriore salto di qualità. L’ingresso nel team di Riccardo Tonali le ha dato quella fiducia che, come ammette lei stessa, ancora le mancava. È stato proprio quell’incoraggiamento a convincerla di essere pronta per confrontarsi anche nelle competizioni ufficiali.

Nasce così la decisione di iscriversi al Campionato ACI nella categoria Street e, contemporaneamente, alla Drift National Series ACSI Motorsport nella categoria Prestige Street. Due sfide che affronta con lo spirito che l’ha accompagnata fin dal primo giorno.

La Pattono non entra in pista pensando ai risultati o alle classifiche. Il suo obiettivo è crescere, divertirsi e migliorarsi a ogni uscita. Uno stile che racconta perfettamente il suo modo di vivere il drifting: una disciplina fatta di tecnica, passione e continuo miglioramento, dove il traguardo più importante non è battere gli altri, ma essere ogni volta una versione migliore della pilota e della donna che era il giorno prima.

IL TRAGUARDO PIÙ IMPORTANTE NON SI MISURA CON UN TROFEO

Esistono piloti che inseguono una vittoria, un titolo o un record. Cristina Pattono ha imparato che il successo può avere un significato completamente diverso.

Ogni gara affrontata, ogni chilometro percorso con il carroattrezzi verso un autodromo, ogni notte trascorsa a preparare la sua vettura raccontano una passione costruita con pazienza, sacrificio e tanta determinazione. Dietro ogni traverso non ci sono soltanto tecnica e spettacolo, ma anni di impegno, investimenti economici, trasferte, allenamenti e la volontà di migliorarsi senza mai perdere l’entusiasmo del primo giorno.

Il drifting le ha regalato molto più di una disciplina sportiva. Le ha permesso di attraversare l’Italia, soprattutto tra Veneto ed Emilia-Romagna, incontrando persone che oggi considera una seconda famiglia. Weekend dopo weekend ha trovato un ambiente che l’ha accolta, sostenuta e fatta sentire parte di una comunità unita dalla stessa passione per il motorsport.

Oggi continua a presentarsi in pista con lo stesso entusiasmo della prima volta. Non sa dove la porterà ancora il drifting e, probabilmente, non è nemmeno questo ciò che conta davvero. Il suo traguardo più importante lo ha già raggiunto molti anni fa: ritrovare la voglia di sorridere, di mettersi in gioco e di dimostrare, prima di tutto a sé stessa, che anche dopo la curva più difficile si può tornare a guardare avanti.

“Il mio obiettivo è solo giocare, migliorarmi. Non devo rendere conto a nessuno, solo a me stessa.”

A proposito di Cristian La Rosa

Cristian La Rosa. Classe ’76, ama il calcio e lo sport in generale. Segue con passione il calcio internazionale e ha collaborato con alcuni web magazine. È il fondatore, ideatore ed editore.