Nives Arvetti durante le fasi di preparazione della BMW E46 320 Turbo Diesel del team Crazy Drift Girl e GTM Motorsport, mentre l'officina lavora senza sosta in vista della 24 Ore di Pomposa 2026.

Pomposa non dorme mai: la sfida estrema di Nives Arvetti

Tra notti in officina, una BMW rimessa in vita e un gruppo di amici trasformato in squadra, la 24 Ore di Pomposa 2026 promette di raccontare una delle storie più autentiche del motorsport italiano.

Ci sono gare che si vincono con il cronometro. E poi ci sono gare che iniziano molto prima della bandiera verde, dentro un’officina illuminata fino a notte fonda, tra mani sporche di grasso, pezzi smontati sul pavimento e la voglia ostinata di esserci a tutti i costi. La 24 Ore di Pomposa 2026, in programma sabato 9 e domenica 10 maggio presso il circuito di San Giuseppe di Comacchio, nasce anche da questo tipo di storie. Ed è probabilmente ciò che rende questa gara endurance una delle più affascinanti del panorama italiano.

Sul tecnico tracciato da 1600 metri del Circuito di Pomposa, con la sua carreggiata ampia e i lunghi curvoni percorsi in senso anti-orario, si ritroveranno team, preparatori e piloti pronti ad affrontare ventiquattro ore di fatica vera. Non solo velocità, ma strategia, concentrazione e capacità di sopravvivere alla bagarre continua di una gara che mette insieme traffico, sorpassi, stress meccanico e adrenalina. Una maratona dei motori che ogni anno richiama appassionati da tutta Italia.

BMW E46 320 Turbo Diesel del team Crazy Drift Girl e GTM Motorsport prima della completa ristrutturazione effettuata in vista della 24 Ore di Pomposa 2026. Un progetto nato dalla passione e dal lavoro notturno della famiglia Giovannini insieme a Nives Arvetti e al team.

UNA BMW DIMENTICATA DIVENTATA UN BOLIDE

Tra le storie più particolari di questa edizione c’è quella del team Crazy Drift Girls, che vi prenderà parte insieme a GTM Motorsport, pronto a schierarsi nella categoria principale Cannonball con una BMW E46 320 Turbo Diesel da 151 cavalli che fino a poche settimane fa sembrava soltanto un’auto dimenticata dal tempo.

Per un mese intero, quasi ogni sera, la famiglia Giovannini della GTM MOTORSPORT ha trasformato quell’idea in qualcosa di reale. Gilles e Thomas Giovannini, insieme ad Antonio Spata e Mirco Giarretta, hanno lavorato senza sosta per riportare la vettura in pista. Non semplicemente per farla partire, ma per renderla pronta a sopportare una delle gare endurance più dure e imprevedibili del motorsport amatoriale italiano.

Anche Nives Arvetti ha partecipato direttamente ai lavori, condividendo ore di officina e preparazione. La vettura è stata completamente riverniciata, alleggerita, dotata di rollbar, assetto dedicato, impianto frenante nuovo, cerchi nuovi e con il turbo completamente revisionato. Ogni dettaglio è stato ripensato per affrontare ventiquattro ore di corsa senza tregua.

Ed è forse proprio questo il dettaglio che racconta meglio lo spirito della 24 Ore di Pomposa: qui non conta soltanto il budget o il nome del team. Conta la passione di chi, pur di correre, riesce a costruire quasi da zero un’auto in appena un mese.

La BMW E46 320 Turbo Diesel del team Crazy Drift Girl e GTM Motorsport pronta per la 24 Ore di Pomposa 2026 dopo un intenso lavoro di preparazione tra officina, pista e passione condivisa insieme a Nives Arvetti e alla famiglia Giovannini.

UNA DRIFT DRIVER NEL CUORE DELL’ENDURANCE

Per Nives Arvetti questa esperienza rappresenta anche un altro passo nel proprio percorso di crescita nel motorsport. Drift driver professionista, negli ultimi anni ha iniziato a frequentare sempre più spesso il mondo della velocità grazie proprio alla GTM Motorsport, entrando in contatto con le auto storiche e vivendo anche l’esperienza internazionale della Formula Women inglese.

La partecipazione a una gara endurance come Pomposa non cambia la sua identità sportiva, ma amplia il bagaglio tecnico e umano di una pilota che continua a mettersi in gioco in contesti differenti. Ed è proprio questo il valore di manifestazioni del genere: permettere ai piloti di crescere in mezzo al traffico, imparare a gestire la pressione, leggere le situazioni e condividere la responsabilità con il resto della squadra.

Il team sarà composto da tredici piloti, nove uomini e quattro donne. Un gruppo nato prima ancora dall’amicizia che dalla competizione. In gare così lunghe, infatti, il clima interno diventa quasi importante quanto la velocità pura. Si corre insieme, si soffre insieme e spesso si arriva al traguardo grazie alla fiducia reciproca molto più che ai cavalli del motore.

IL FASCINO UNICO DELLA 24 ORE DI POMPOSA

La 24 Ore di Pomposa è diventata negli anni uno degli appuntamenti endurance più riconoscibili del motorsport italiano. Il format 14+10 con parco chiuso aumenta ulteriormente la tensione e la complessità della gara, costringendo team e piloti a gestire ogni dettaglio con precisione quasi maniacale.

L’evento organizzato da The Fox Running prevede fino a trentanove team ammessi, con equipaggi composti da tre a dodici piloti. Dopo le prove libere e le sessioni cronometrate, la corsa scatterà con la tradizionale partenza stile Le Mans, uno dei momenti più iconici e spettacolari dell’intero weekend.

Ma il vero fascino di Pomposa resta l’atmosfera. Di notte il circuito cambia volto: le luci artificiali, i fari che attraversano il buio, il rumore continuo dei motori e i box che non dormono mai trasformano la pista in un piccolo mondo parallelo. È lì che spesso si vedono le immagini più vere del motorsport.

LA PASSIONE CHE TIENE VIVO IL MOTORSPORT ITALIANO

In un’epoca in cui il motorsport sembra sempre più distante dalle persone comuni, eventi come la 24 Ore di Pomposa ricordano che le corse esistono ancora grazie a chi sacrifica tempo, soldi ed energie semplicemente per amore delle auto e della pista.

La storia della GTM MOTORSPORT e di Nives Arvetti racconta esattamente questo. Non soltanto una partecipazione a una gara, ma la dimostrazione concreta di quanto la passione possa ancora creare qualcosa dal nulla. E forse è proprio qui che nasce il lato più bello dell’endurance: non importa davvero da dove parti, conta soltanto arrivare fino in fondo insieme agli altri.

A proposito di Cristian La Rosa

Cristian La Rosa. Classe ’76, ama il calcio e lo sport in generale. Segue con passione il calcio internazionale e ha collaborato con alcuni web magazine. È il fondatore, ideatore ed editore.