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Formula 1: Nico Hulkenberg, il primo degli Altri. Omaggio al sottovalutato pilota tedesco

Ormai è evidente: la Formula 1 è spaccata in due. Osservando sia la posizione d’arrivo e i distacchi delle singole gare, sia la classifica del Mondiale, la divisione appare abissale: c’è il mini-troncone di testa dei 6 top drivers, che si contendono podi, vittorie e interesse mediatico, e poi il maxi-troncone composto dagli altri. Anzi, gli Altri. Con la A maiuscola. Una specie di categoria a sé stante, che corre su monoposto nettamente inferiori rispetto a quelle delle 3 scuderie di vertice, e di fatto disputa un “campionato parallelo” in cui il 7° posto finale costituisce una metaforica vittoria.

Quest’anno, il fatidico 7° posto è stato appannaggio di Nicolas ‘Nico’ Hulkenberg, alla miglior stagione in carriera. Oltre a esserlo nel Mondiale, Hulkenberg è stato “primo degli Altri” in ben 7 Gran Premi. Una continuità di prestazioni che non può essere merito soltanto di una buona macchina: il compagno di squadra, il più giovane Carlos Sainz jr., è arrivato 10°. Il confronto parla chiaro: 69 punti Hulkenberg, 53 Sainz; nelle 12 occasioni in cui entrambi sono giunti alla bandiera a scacchi, il tedesco ha preceduto lo spagnolo 8 volte, ed è partito davanti a lui in griglia in 12 GP su 21.

Siamo di fronte a un pilota solido, meticoloso nell’amministrare in gara quanto guadagnato in qualifica. Senza le stimmate del cannibale, ma dotato di un’affidabilità che lo renderebbe un’ideale seconda guida per un top team.

Eppure, nel suo futuro non spira il minimo vento di cambiamento: mentre tutt’intorno fervono i passaggi di scuderia per il 2019, lui passa sotto traccia. I principali team stanno lavorando sui giovani, non sui 31enni come lui. Allora Hulkenberg resterà in Renault, e si ritroverà un nuovo compagno ingombrante come Daniel Ricciardo. A scanso di rapidi ed enormi miglioramenti della sua vettura, il treno per i piani alti del Mondiale sembra ormai passato definitivamente.

A questo punto c’è da chiedersi perché su questo treno non sia salito nei precedenti 8 anni di carriera nella massima categoria automobilistica.

Lo facciamo attraverso un triplo sliding doors.

Anno 2010. A 23 anni Hulkenberg ha appena terminato il primo anno da titolare in Formula 1, con la Williams. Pur arrivando ben dietro all’esperto compagno Rubens Barrichello nella classifica finale, ha stupito tutti nel penultimo GP stagionale, in Brasile: approfittando di condizioni meteo mutevoli durante le qualifiche, ha centrato una clamorosa pole position. La gara poi si è disputata su asfalto asciutto e Nico ha tagliato il traguardo come , ma quell’exploit lo iscrive nel listino dei più promettenti del circus.

La conferma in Williams parrebbe scontata, ma la scuderia è in forte crisi e lo svincola per mettere sotto contratto un “pilota pagante”: Pastor Maldonado, che porta in dote un’ingente sponsorizzazione da parte della compagnia petrolifera statale del Venezuela. Una dinamica sempre più in voga, in una F1 dalle cifre astronomiche.

Hulkenberg non ha forti sponsor che gli paghino il posto, e da possibile astro nascente si accontenta di diventare terza guida della Force India.

Anno 2013. A 26 anni Nico è un pilota ritrovato. La stagione precedente è stato promosso titolare in Force India: 11° in classifica finale, davanti al compagno Paul Di Resta, con la soddisfazione di un giro veloce a Singapore e una 4^ piazza in Belgio. Quell’anno sta invece correndo per la Sauber, dove surclassa il compagno Esteban Gutierrez: in particolare, arriva 5° a Monza e 4° in Corea, guadagnandosi l’elogio pubblico di Fernando Alonso, che lo definisce pronto per un top team.

È il momento! La Ferrari dovrà sostituire Felipe Massa, e quello di Alonso è quasi un invito a raggiungerlo a fine stagione. Trattativa conclusa, documenti già preparati. Arriva però un SMS di Stefano Domenicali a bloccare tutto: a Maranello hanno scelto il cavallo di ritorno Kimi Raikkonen.

Delusione smaltita, si apre immediatamente una nuova porta: Raikkonen lascia infatti un sedile vacante alla Lotus, opzione senz’altro appetibile. Tuttavia, beffarda ironia della sorte, nella vita di Hulkenberg tornano in scena i petroldollari venezuelani: la scuderia britannica gli preferisce Maldonado.

Il 2014 segnerà una piccola rivoluzione per la Formula 1, col passaggio ai motori turbo-hybrid. Per Nico, è l’anno di una rivoluzione mancata. Ritorna alla Force India.

Anno 2016. A 29 anni, alle soglie della “terza età” sportiva, Hulkenberg si barcamena in un limbo. In Force India è reduce da 3 stagioni tra alti e bassi: da un lato ha centrato i migliori risultati iridati in carriera fino a quel momento, piazzandosi due volte 9° nella classifica finale; dall’altro, è stato offuscato dalle performance del rampante compagno Sergio Perez. Nel 2015 si è preso una gustosa rivalsa in tutt’altro motorsport, vincendo la 24 Ore di Le Mans al volante di una Porsche. Ma in Formula 1 manca sempre quel salto decisivo.

Attorno a lui si evolvono storie e carriere. La Ferrari punta tutto su Sebastian Vettel, suo coetaneo, detentore di 4 titoli mondiali conquistati con la Red Bull, una squadra che nel frattempo continua a ringiovanirsi coltivando il vivaio Toro Rosso.

Ma ecco il momento topico. Alla ricerca di nuovi stimoli, in vista del 2017 Nico ha appena firmato con la Renault. Non poteva immaginare la notizia che sarebbe giunta di lì a poco dalla Mercedes: Rosberg, il ‘Nico’ più celebre, si ritira da Campione del mondo. La partnership tra Mercedes e Force India è cosa nota: Hulkenberg teoricamente potrebbe essere chiamato a correre al fianco di Lewis Hamilton dall’annata successiva. Ma è troppo tardi: lui ha già sposato la Renault. Che ha un progetto sì ambizioso, ma sul lungo termine.

Siamo all’attualità: Valtteri Bottas passa dalla Williams all’Olimpo; Nico Hulkenberg va a lottare per essere il primo degli Altri.

Questa è la storia di un ragazzone proveniente dal Basso Reno, laborioso e amichevole, allergico ai riflettori e al palcoscenico, approdato in Formula 1 troppo avanti con l’età e mai esploso fino in fondo. Un talento pieno di passione, d’intelligenza, e di una grinta mai sfrontata e sempre disciplinata e genuina. Forse troppo.

Con un pizzico di fortuna e di sana cattiveria in più negli snodi cruciali della sua carriera, magari, avrebbe potuto sperare d’inserirsi in un solco germanico fatto di Schumacher, Vettel e Rosberg. Invece il connazionale di cui ha seguito le orme è Adrian Sutil, al quale l’anno scorso ha soffiato il record di pilota ad aver corso più Gran Premi in F1 e non essere mai andato a podio. La reazione del nostro Nico? Sorriso e ironia: “Ho lavorato duramente per guadagnarmi questo primato: è iniziata l’era Hulkenberg”. Con la speranza, in questa sua vivace vecchiaia automobilistica, di restituire il “primato” a Sutil.

About Nicolò Vallone

Nato 26 anni fa in Florida, ma italianissimo: una prima infanzia a Palermo, una vita a Milano, una passione per il racconto sportivo scoccata alle Scuole Medie, un 'pezzo di carta' in Lettere e uno in Comunicazione. Pubblicista dal 2015, con un paio di amici ha lanciato il progetto di storytelling su web Sportellers, e ha abbracciato La Notizia Sportiva mosso dalla voglia di viaggiare tra storie ed emozioni. Il suo re: Roger Federer. Il suo dio: Federico Buffa.

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