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L’Oman è sempre più vicino al Qatar

L’Oman ha vinto in Giappone e fa un passo in avanti decisivo nelle qualificazioni a Qatar 2022: ne ho parlato con il commissario tecnico della nazionale, Branko Ivankovic

Quanto dista l’Oman dal Qatar? Circa 1000 km in auto sul mappamondo, cinque o sei partite sulla sfera di cuoio. La nazionale del sultanato, situato a sud-est della Penisola arabica, giovedì scorso si è resa protagonista di una delle più imprese più clamorose che si ricordino nell’ultimo decennio del calcio asiatico, uscendo vincitrice per 1-0 dal confronto di Osaka contro il Giappone; la sfida era valida per la terza fase delle qualificazioni mondiali.

“La nostra sensazione in questo momento? Fantastica!” mi racconta senza mezze parole il croato Branko Ivankovic, che si è seduto sulla panchina omanita a gennaio 2020, dopo le dimissioni di Erwin Koeman.

“Il più grande successo, per me e per il mio staff, è stato trasmettere ai nostri giocatori la mentalità vincente. Abbiamo imparato a rischiare e a iniziare ogni partita con una filosofia offensiva e con l’obiettivo di portare a casa il successo”.

L’Oman, attualmente al numero 79 del ranking FIFA, ha superato la seconda fase delle qualificazioni, posizionandosi al secondo posto nel gruppo B con 6 vittorie e 2 sconfitte; nel terzo e decisivo turno, la squadra di Ivankovic è inserita nel gruppo B, con Australia, Arabia Saudita, Vietnam e Cina, oltre ovviamente al Giappone.

Le prime due classificate del raggruppamento, dopo le prossime 5 giornate, staccheranno direttamente un biglietto per l’Aeroporto Internazionale Hamad di Doha, Qatar; la terza, invece, si giocherà l’ultimo posto disponibile ai prossimi Mondiali contro la terza del girone A.

Mentre il Giappone è una vera e propria potenza del calcio asiatico, presente ininterrottamente nelle ultime sei edizioni della fase finale della Coppa del Mondo, l’Oman non ha mai preso parte alla fase finale della massima competizione per nazioni e non è mai andato oltre gli ottavi di finale nella Coppa d’Asia. Ma il lavoro di Ivankovic è stato determinante per dare nuova consapevolezza a una squadra la cui quasi totalità dei calciatori milita nella massima serie del campionato locale.

Nel 2020 si è ritirato dalle scene Ali Al-Habsi, portiere che ha militato per anni nella Premier League inglese, vero e proprio idolo omanita.

“Siamo consapevoli che, dopo questo successo, le aspettative nei nostri confronti sono sempre più alte, ma dobbiamo imparare a convivere sotto questa pressione – spiega il tecnico croato -. Non avevamo mai vinto contro il Giappone e la gente in Oman è al settimo cielo. Abbiamo dimostrato di potercela giocare contro qualsiasi squadra in Asia e questo è importante per me e per i miei giocatori. Faremo del nostro meglio, partita dopo partita, per il nostro popolo e per i nostri tifosi”.

L’Oman è un passo più vicino al Qatar. E ora, sotto con l’Arabia Saudita, per continuare ad avvicinarlo ancora di più.

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