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Piero Fanna in esclusiva ricorda lo scudetto: “Verona ’85, ultimo treno”

Intervista esclusiva a uno dei protagonisti dello scudetto del Verona 1985, Piero Fanna. Ala di grande classe e protagonista di quel sorprendente titolo

di Stefano Ravaglia

La comunicazione è un po’ disturbata, ma le parole arrivano. Piero Fanna, ala del Verona campione d’Italia del 1985, oggi si gode i nipotini a orari fissi e dobbiamo chiamarlo al termine del suo compito familiare, com’è giusto che sia. Gli diamo tre spunti per ricordare il Verona che 35 anni fa vinse il suo unico scudetto, nell’anno del sorteggio arbitrale integrale, con Bagnoli in panchina e Galderisi capocannoniere.

Piero, raccontaci del tuo arrivo a Verona.

“Arrivai nel 1982, momento più difficile. Speravo di fare qualcosa di più nella Juventus. Fui il più costoso, 1 miliardo e 200 milioni di lire. Arrivai in una giornata caldissima, a fine giugno per le visite, non c’era praticamente nessuno. Iniziai la preparazione, eravamo tanti nuovi, eravamo gli scarti delle grandi squadre diciamo. Una provinciale che aveva fatto grandi acquisti, tra gli altri prendemmo Spinosi, Dirceu, Volpati. Diciamo che sono arrivato nel posto giusto al momento giusto. Io ero ala, un ruolo che interpretato in quel modo oggi non esiste più. Oggi esistono attaccanti adattati, centrocampisti d’attacco, esterni bassi che vanno su, eccetera. Quello era un ruolo di fantasia, di estro, dovevi saper fare un po’ di tutto”.

Osvaldo Bagnoli oltre che allenatore era anche psicologo. Che ricordo hai di lui?

“Bagnoli è stato il padre del calcio. Non solo io ma tutti coloro che l’hanno avuto gli devono una grande riconoscenza. Era un grande allenatore, uno dei migliori negli anni Ottanta. Aveva un carattere un po’ schivo, che lo ha frenato magari nella sua carriera, ma non gli piaceva mai farsi pubblicità. Un allenatore vincente, che aveva un grande pregio: quello di farti giocare con le tue caratteristiche, esaltandole”.

E’ vero che hai iniziato ad annoiarti del calcio nel momento in cui irruppe Berlusconi?

“In realtà no, diciamo che noi abbiamo preso l’ultimo treno prima del Milan di Berlusconi con i tre olandesi che poi cominciò a fare man bassa.  E’ arrivato un altro calcio, con le televisioni e tutto il resto. Quando mi ricordano del Verona io mi fermo al 1989 quando il ciclo di Bagnoli è finito ed è iniziato semplicemente un nuovo tipo di calcio”.

 

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2 Commenti

  1. E poi? Due domande?

    • In realtà le domande sono tre, dovute dalla disponibilità da parte dell’intervistato a cui ribadiamo il nostro ringraziamento. Se invece preferisce togliersi qualche curiosità, può farlo attraverso il link all’interno del post. Grazie

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