I nerazzurri salutano il Meazza dopo Scudetto e Coppa Italia: contro un Verona già retrocesso, la squadra di Chivu vuole chiudere in bellezza davanti al suo pubblico
Ci sono stagioni che lasciano trofei. E poi ce ne sono altre che lasciano immagini destinate a rimanere nella memoria collettiva di un club. L’Inter che domenica pomeriggio ospiterà il Verona a San Siro appartiene probabilmente alla seconda categoria.
Perché il match contro l’Hellas non vale nulla in classifica, almeno all’apparenza. I nerazzurri hanno già chiuso il discorso Scudetto da settimane, mentre gli ospiti sono matematicamente retrocessi in Serie B. Eppure, dentro quei novanta minuti, c’è il peso simbolico dell’ultima passerella casalinga di una squadra che ha riportato a Milano il double nazionale sedici anni dopo il Triplete.
L’Inter arriva a questa partita nel momento più alto della propria stagione. Dopo aver dominato il campionato, la squadra di Cristian Chivu ha completato l’opera conquistando anche la Coppa Italia contro la Lazio, confermando definitivamente la sensazione che accompagna il club ormai da mesi: questa squadra è diventata la più forte d’Italia senza discussioni.
La finale dell’Olimpico è stata quasi la fotografia perfetta del percorso nerazzurro. Due gol prima dell’intervallo, gestione totale della gara e una superiorità tecnica evidente anche nei momenti di maggiore pressione emotiva. E in tutto questo c’è anche la mano di Chivu, che da ex protagonista del Triplete si è trasformato nell’uomo simbolo della nuova era interista.
La sua squadra gioca un calcio fluido, verticale, moderno. Ma soprattutto continuo. L’Inter ha segnato almeno due reti in tutte le ultime otto partite ufficiali, confermando una produzione offensiva impressionante. Ottantacinque gol in campionato sono numeri da dominio assoluto, e la sensazione è che la fame non si sia ancora spenta nonostante i trofei già conquistati.
Anche perché esistono ancora piccoli obiettivi personali e statistici che mantengono alta la tensione competitiva. Lautaro Martinez, ad esempio, vuole blindare definitivamente il titolo di capocannoniere, mentre Federico Dimarco continua a riscrivere record storici sulla corsia sinistra. Il suo dato sulle occasioni create in stagione ha già superato quello fatto registrare da Luis Figo nel 2006-07, un dettaglio che racconta perfettamente l’impatto del laterale nerazzurro nel sistema offensivo di Chivu.
Di fronte, però, ci sarà un Verona che sembra ormai svuotato mentalmente. La retrocessione è stata soltanto la conseguenza finale di una stagione vissuta quasi sempre in apnea. I numeri raccontano un crollo continuo: ventidue sconfitte, appena ventiquattro gol segnati e una squadra incapace di trovare continuità anche nei momenti decisivi.
L’arrivo di Paolo Sammarco in panchina non è riuscito a invertire davvero la rotta. Nelle ultime otto partite l’Hellas ha raccolto appena due punti, segnando soltanto due reti. Un dato che pesa ancora di più se si considera che il Verona è rimasto a secco in ben diciannove partite di campionato.
La sensazione è che questa squadra abbia progressivamente perso fiducia, identità e lucidità offensiva. Nemmeno Kieron Bowie, autore degli ultimi segnali di vita gialloblù, sembra poter bastare per evitare un finale amarissimo. Anche perché il miglior marcatore stagionale, Gift Orban, sarà assente per motivi disciplinari, mentre la lista degli indisponibili continua ad allungarsi.
E quando guardi i precedenti recenti contro l’Inter, il quadro si fa ancora più complicato. I nerazzurri hanno vinto nove degli ultimi dieci confronti diretti e a San Siro il Verona non trova punti da anni. Otto sconfitte consecutive nella Milano nerazzurra raccontano meglio di qualsiasi analisi la differenza attuale tra le due squadre.
Chivu potrebbe comunque scegliere qualche rotazione dopo le fatiche e i festeggiamenti della Coppa Italia. Ma la qualità della rosa interista permette di mantenere altissimo il livello anche cambiando interpreti.
La probabile formazione dell’Inter vede Josep Martinez tra i pali, con Akanji, Acerbi e Carlos Augusto in difesa. Sulle fasce spazio a Luis Henrique e Dimarco, mentre Barella, Sucic e Mkhitaryan guideranno il centrocampo. Davanti la coppia Thuram-Lautaro Martinez.
Il Verona dovrebbe rispondere con Montipò in porta, difesa composta da Edmundsson, Nelsson e Valentini. A centrocampo Belghali, Akpa Akpro, Gagliardini, Bernede e Frese, mentre Suslov agirà alle spalle di Bowie.
Il clima di San Siro sarà inevitabilmente celebrativo, ma l’Inter sembra avere ancora troppa intensità per concedersi distrazioni. E quando una squadra domina così nettamente sul piano tecnico, tattico e mentale, anche le partite senza reale peso di classifica possono trasformarsi in nuove dimostrazioni di forza.
IL CONSIGLIO DELL’ESPERTO
Qui il contesto conta quasi quanto i numeri. L’Inter arriva con entusiasmo, fiducia e un attacco che continua a produrre occasioni con impressionante continuità. Il Verona, invece, sembra ormai rassegnato e fatica tremendamente a costruire pericoli offensivi.
La linea più credibile resta quella legata a una vittoria nerazzurra con almeno due gol di scarto, soprattutto considerando il rendimento casalingo dell’Inter e il crollo mentale degli ospiti. Interessante anche la soluzione “Inter avanti già nel primo tempo”, perché la squadra di Chivu tende spesso a indirizzare subito le partite.
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