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Quando Giacomo Bulgarelli incontrò Pier Paolo Pasolini

Il 12 febbraio 2009 scompariva una grande bandiera del Bologna e del calcio italiano. Era l’idolo del grande scrittore e regista

di Stefano Ravaglia

Nel 1963, un anno prima il clamoroso scudetto vinto ai danni dell’Inter nello spareggio di Roma, Pier Paolo Pasolini passa in rassegna tutti i giocatori del Bologna coronando un sogno: incontrarli e intervistarli per conto di un documentario dal titolo “Comizi d’amore”, una inchiesta sul rapporto che gli italiani avevano con la sessualità.

Nell’Italia morigerata di allora, tutti i giocatori di quel Bologna, incalzati dalle irriverenti domande del giornalista e scrittore, si tennero sulla difensiva nella miglior versione del catenaccio all’italiana. In mezzo a qualche “Non credo”, “Senz’altro”, e “Non saprei”, c’è un ragazzone che invece di peli sulla lingua ne ha pochi.

Si chiama Giacomo Bulgarelli, è nato a Portonovo di Medicina e legherà tutta la sua vita e la carriera ai rossoblu.

“Quasi tutti noi siamo andati a fare catechismo e queste cose in chiesa e in parrocchia, quindi ognuno di noi nel proprio sfondo ha questa repressione”.

Bulgarelli fu l’unico a soddisfare appieno Pasolini, al contrario delle risposte inconsistenti e imbarazzate dei suoi compagni, tirando fuori una morale cattolica che allora ancora inibiva gli orientamenti e reprimeva le pulsioni. Anni dopo, come citato nel libro “Il calcio secondo Pasolini”, Bulgarelli ebbe modo di ricordare quella intervista:

“Allora il nostro era un mondo sessuofobo. Ricordo che fu un fuggi-fuggi generale di fronte a quel microfono un po’ impudico: nessuno se la sentiva di parlare liberamente. Pasolini voleva sapere tutto di noi, andammo avanti anche a cena: era incuriosito dal nostro ambiente”.

La stima tra i due andò avanti sino alla scomparsa di Pasolini. Il regista tentò di scritturare Bulgarelli per il suo film “I racconti di Canterbury”, ma invano. Giacomo Bulgarelli insieme a Amedeo Biavati è stato l’idolo calcistico di Pasolini, che era un noto amante del calcio e giocava sui campi di Prati di Caprara, dove oggi si trova l’Ospedale Maggiore e dove il Bologna aveva giocato la prima partita della sua storia il 20 marzo del 1910 contro la Sempre Avanti.

Bulgarelli se n’è andato undici anni fa, il 12 febbraio 2009. Voce amica, personaggio non banale, calciatore di grande qualità, disputò con la nazionale italiana i Mondiali del 1966 in Cile soccombendo contro la Corea del Nord di Pak-Do-Ik e lasciò il calcio nel 1975, con problemi alle ginocchia ma soprattutto senza i danni derivanti da un soffio al cuore rilevato da bambino, su cui lui fece spallucce.

Nel 2002 fu a fianco di Bruno Pizzul per le telecronache dei Mondiali in Giappone e Corea, trovandosi di mezzo ancora un’altra debacle, questa volta da cronista, quando la Corea, del Sud, questa volta, eliminò l’Italia al golden gol.

Il Bologna non ha mai ritirato la sua maglia numero 8, ma gli ha intitolato la curva dello stadio Dall’Ara ed è stato l’unico sportivo per il quale Bologna ha proclamato il lutto cittadino. Ed era una roccia non aveva paura di nulla, nemmeno delle domande piccate di un suo grande tifoso…

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