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Sono proprio necessari gli impegni delle Nazionali in piena pandemia?

La questione centrale di questo post è riassumibile in una domanda: ma è proprio necessario disputare nel picco di una Pandemia Mondiale le qualificazioni mondiali e la Nations League mettendo a rischio la salute dei giocatori?

Provo a riassumere il mio pensiero da semplice tifoso che vive in Lombardia, un territorio che da mesi lotta contro un nemico non ancora scomparso con la consapevolezza di affrontare una situazione davvero inedita, forse paragonabile alla ripartenza nel secondo dopoguerra.

Il calcio ai tempi del Covid-19 espone tutti noi e i protagonisti a enormi rischi e vede più o meno quasi tutti i club coinvolti in questa problematica. Il risultato è che a ogni convocazione c’è sempre qualche elemento che ritorna alla base contagiato, mettendo a rischio la salute dei propri compagni. Il tutto per una serie di amichevoli del tutto irrilevanti.

Poi ci sono alcuni ct troppo orgogliosi, come nel caso Rueda-Inter-Sanchez e che nelle ultime ore ha fatto discutere. Non ne vogliono sapere di privarsi delle loro pedine più importanti. Nella notte l’attaccante dovrebbe scendere in campo dall’inizio nella sfida tra Cile e Perù, nonostante un fastidio muscolare lo perseguiti da tempo e che non consente nemmeno all’Inter, il club che gli ha appena rinnovato il contratto 7 milioni per tre stagioni, di poterlo schierare regolarmente in campo, con il risultato che il rendimento dell’ex Man United è notevolmente peggiorato.

A quanto sembra il buon senso certi commissari tecnici sembra sfuggire di mano, forse spinti dalle loro federazioni e da tutto l’indotto economico che ci gira intorno, a partire dai dannati diritti televisivi. In questo modo si beffano i club che si sono battuti per ottenere protocolli più rigidi per poter reggere all’urto della pandemia.

Una Follia. Come durante la pausa dell’amichevole Turchia-Croazia in cui il difensore croato Domagoj Vida, sostituito dopo essere risultato positivo al Covid, immediatamente dopo essere stato informato della positività al secondo tampone. Il primo, processato due giorni prima, aveva dato esito negativo al giocatore. Tranquillizzato dalla precedente negatività era sceso regolarmente in campo stringendo mani e abbracciando alcuni suoi compagni di squadra. Il difensore gioca nella Super Lig turca con la maglia del Besiktas ed è in auto-isolamento a Istanbul.

Il risultato è che ora si teme il contagio di ben quaranta giocatori, di cui 9 che militano in Serie A (Cetin e Kalinic del Verona, Demiral della Juventus, Rog del Cagliari, Badelj del Genoa, Pasalic dell’Atalanta, Perisic e Brozovic dell’Inter e Calhanoglu del Milan).

Questi inutili impegni mettono così a rischio la salute degli atleti e aumentano la diffusione del virus e non consentono ai club di appartenenza, quelli che mensilmente li pagano, di poter preparare gli impegni nel modo adeguato. Prendiamo ad esempio i sudamericani che giocano nel Cagliari – come ha spiegato il presidente del club Tommaso Giulini al Corriere dello Sport – e che devono sobbarcarsi scali in quattro aeroporti, da Cagliari a Roma, da Roma a Madrid, da Madrid a Montevideo o Bogotà. In alcuni casi cambiano addirittura tre aerei in un momento così inopportuno.

E allora perché giocare a tutti i costi?

La nostra Serie A ha già fatto registrare ben 104 casi con danni enormi per le gare saltate e anche falsate da una condizione fisica compromessa che condiziona i risultati.

Gli errori compiuti a inizio pandemia avrebbero dovuto insegnare qualcosa alle massime sfere del calcio e l’attenzione in questo periodo dovrebbe essere massima. Il rischio che si fermi ancora una volta tutto è concreto e questa volta sarebbe devastante. Che Dio ci salvi.

About Cristian La Rosa

Cristian La Rosa. Classe ’76, ama il calcio e lo sport in generale. Segue con passione il calcio internazionale e ha collaborato con alcuni web magazine. E' il fondatore e l’ideatore.

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