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Stadi, sprechi e notti magiche: trent’anni fa iniziava il Mondiale italiano

Il Mondiale di Italia ’90 inizia l’8 giugno con Argentina-Camerun: gli africani vincono 1-0, per l’Italia i rigori saranno fatali in semifinale

di Stefano Ravaglia

Il manto erboso del nuovo San Siro, coperto e dotato di un terzo anello, come l’acqua di uno stagno: tante ninfee che si aprono lanciando in aria palloncini colorati, e un grande pallone da calcio che prende il volo sopra Milano. “To be number one” che diventa “Notti magiche”, probabilmente la canzone più famosa degli ultimi tre decenni di calcio, cantata a bordo campo da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato. E la moda italiana: Valentino e Ferré vestono tutte le modelle che sfilano rappresentando tutti e cinque i continenti. E poi la partita che consegna alla storia François Omam-Biyik, uno che a 32 anni fece una fugacissima apparizione alla Sampdoria come riserva di Signori e Montella. Sei partite, zero ricordi.

Il Carnevale di Viareggio apre i Mondiali di calcio di Italia 90

Ma l’8 giugno del 1990, trent’anni fa, dopo la cerimonia organizzata dai carristi del carnevale di Viareggio, trasmessa da Rai Due, sotto gli occhi di 80 mila spettatori, e Bruno Pizzul come voce narrante (“Stiamo partendo, silenzio”, intima ai suoi collaboratori pizzicato fuori onda), la scena se la prende il Camerun che sgambetta l’Argentina campione del mondo in carica vincendo la partita inaugurale. Maradona e compagni comunque arriveranno fino alla finale, superando l’ultima Jugoslavia della storia (per approfondire non perdetevi il libro “L’ultimo rigore di Faruk” su quella squadra straordinaria smembrata dal sanguinoso conflitto degli anni a venire) e l’Italia di Vicini, partita tra la spinta della sua gente e con una squadra tra le più forti degli ultimi anni, mortificata ai calci di rigore così come sarà nel ’94 e nel ’98.

Francois Omam-Biyik, il salto del calcio africano oltre la propria ...

Italia ’90 era iniziata il 19 maggio 1984, quando la FIFA consegna all’Italia l’organizzazione del primo Mondiale dopo quello del 1934, ovviamente in tutt’altro contesto politico. Viene creato il comitato organizzatore, il COL, presieduto da un giovane Montezemolo che a 39 anni coordina un evento che sarà il primo torneo “globale” a livello comunicativo: attrezzature dovunque, tribune stampa in ogni stadio, 40.000 accrediti e 28 miliardi di contatti per quello che è il primo Mondiale televisivo a tutto tondo. L’Italia del calcio ha vinto tutte e tre le coppe europee in maggio: la Uefa con la Juventus, la coppa dei Campioni col Milan e la coppa delle Coppe con la Sampdoria.

Il sorteggio dei gironi, il 9 dicembre 1989, un mese esatto dopo la caduta del muro di Berlino, viene condotto da Pippo Baudo e vede la presenza tra gli altri di Pelé e Pavarotti, oltre al segretario della FIFA, un certo Sepp Blatter. Matarrese, ricevuta la coppa dalle mani dal presidente Havelange, la alza imprudentemente al cielo come Bearzot nel 1982. La mascotte poi, l’elemento più celebre: tra i vari progetti, vince quello di Lucio Boscardin, che scompone la scritta “Italia ’90” in dieci elementi, componendo una sorta di burattino tricolore.

E invece l’Italia, pur uscendo in semifinale a testa altissima dopo aver messo in vetrina uno Schillaci ispiratissimo, protagonista iconico seppur inaspettato, per mano degli argentini in una Napoli che nonostante l’affetto non poteva dare la spinta che l’Olimpico di Roma aveva dato sino a quel momento, avrà ben poco da festeggiare. Il prezzo del Mondiale casalingo è altissimo: 23 morti e 678 infortuni durante i lavori di costruzione o ammodernamento degli stadi, 7.000 miliardi di vecchie lire di spesa, 95 progetti realizzati sugli oltre 200 previsti. Franco Carraro, membro dell’organizzazione e futuro presidente FIGC naufragato poi con calciopoli, già nel 1989, a un anno dal torneo, annuncia che non tutti i progetti saranno terminati in tempo.

Trent'anni fa l'inaugurazione del San Nicola con Bari-Milan 2-0 ...

E il capitolo più dolente, la conformazione stessa degli stadi, in pratica costruiti già vecchi. Il “Delle Alpi”, la cui spesa per la costruzione ebbe un rialzo del 224% rispetto al previsto, dura solo diciotto anni, abbattuto a beneficio dello Juventus Stadium: una cattedrale nel deserto con pista di atletica, lo stesso dicasi per il San Nicola di Bari, inaugurato cinque giorni prima del via con un Bari-Milan finito 2-0 per i pugliesi e che dopo trent’anni ancora non si sa quanto sia costato.

Non solo stadi però: quella che doveva essere la nuova stazione di Vigna Clara, a Roma, presenta subito inconvenienti quando si scopre che una galleria appena costruita non è in grado di far passare due convogli contemporaneamente: verrà chiusa nel 2008 e leggenda vuole che ci siano passati solo quattro treni. E l’hotel al Parco Lambro a Milano? Un eco mostro mai utilizzato e abbattuto nel 2012.

Due anni dopo arriverà Tangentopoli e appalti e favori relativi alla costruzione degli impianti finiranno nei verbali di tutte le procure. Nel 2014 la Rai mandò in onda “Italia ’90, l’occasione mancata”, ricostruzione fedele degli sprechi e dell’eredità più amara che dolce di un grande evento che ha rappresentato forse il punto più alto del calcio italiano e dell’Italia paese, iniziato l’8 giugno 1990 con Argentina-Camerun e la parata di colori a San Siro. Da lì in poi, negli anni a venire, nonostante altri successi europei di rilievo dei club italiani, inizierà solo una lenta e inesorabile discesa.

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