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La svolta finale di Michele

Il 25 aprile del 2001 il mondo dei motori perde tragicamente Michele Alboreto, uno fra i più amati protagonisti del grande Circo della Formula 1. E proprio in Formula 1, il suo arrivo in Ferrari, aveva riacceso le speranze iridate nei cuori di moltissimi tifosi.

Lunedì 26 settembre 1983. Le grandi testate giornalistiche iniziano a divulgare la notizia che Renè Arnoux e Michele Alboreto saranno i cavalieri del Cavallino Rampante per la stagione 1984. Un annuncio che coglie molti di sorpresa, ma non impreparati. Perché mancava solo l’ufficialità, quella che Michele definì come “la svolta finale”che avrebbe trasformato una sua normale settimana di lavoro come la più concitata ed eccitante mai vissuta fino a quel punto della sua carriera in Formula 1.

E che prende il via esattamente il lunedì precedente, alle ore 17, quando riceve una telefonata da Marco Piccinini: “L’ingegner Ferrari sarà qui fino alle 19. Se ce la fai ad arrivare, lo trovi”. Alboreto arriva, e anche in orario. Insieme ad Arnoux, entra nell’ufficio del Commendatore. “Se vuole, può guidare per la Ferrari con Arnoux nel 1984”, gli dice. La risposta dell’italiano è senza indugi affermativa. Poi, una stretta di mano e un “arrivederci”.

Per Michele, la Casa di Maranello rappresentava il punto di partenza della sua carriera. Lui, che in Formula 1 era arrivato appena due anni e mezzo prima, avrebbe preso il posto di Patrick Tambay, riaccendendo i cuori un po’affranti di tanti tifosi che, in quegli ultimi tempi, avevano patito troppo. Non solo: avrebbe anche spezzato il blocco che durava da dieci anni, da Arturio Merzario, l’ultimo cavallino tricolore. Le premesse per far risorgere la Ferrari dai momenti di tragedia e di sconfitta c’erano tutte. E, a dirlo, erano anche per diversi colleghi del pilota di Rozzano che, nel 1983, ai microfoni di Autosprint, lasciarono alcune dichiarazioni.

Niki Lauda: “Michele è molto bravo, la Ferrari ha fatto un buon affare. È un pilota che certamente può arrivare al titolo mondiale”.

Keke Rosberg: “Alboreto è un buon pilota, dei giovani è sicuramente quello più promettente. Probabilmente, non l’hanno neppure pagato molto e questo è un vantaggio non indifferente per chi deve tirar fuori i soldi”.

Jackie Stewart: “Non avevo dubbi sul fatto che Alboreto sarebbe salito molto in alto e alla Ferrari è già il massimo. Anche a me sarebbe piaciuto andare a Maranello, ma non ne ho mai avuto occasione”.

Riccardo Patrese: “Era ora che alla Ferrari venisse assunto un italiano. Se lo avesse fatto qualche anno fa, sono certo avrebbe aggiunto qualche altro alloro alla sua collezione. Michele è senz’altro uno dei migliori”.

Elio De Angelis: “Io sono andato molto vicino a Maranello ma poi non se ne fece nulla. Sono sinceramente contento per lui, ma anche per tutti noi italiani. Il 26 settembre è una data storica, è stata riaperta una strada”.

Una strada che, però, non è riuscita a condurre il neoferrarista nell’Olimpo dei Campioni. Il sigillo iridato, come sappiamo, per Michele non arrivò mai. Il tentativo di far rivivere la leggenda di Alberto Ascari, l’ultimo campione del mondo italiano, fallì. Nell’ ’85, sfiorò l’oro della gloria, arrivando secondo. Alboreto chiude con 53 punti, a 20 lunghezze dal vincitore assoluto, Alain Prost. Il suo grande talento, nulla poté contro una concorrenza tecnologicamente troppo all’avanguardia e contro cinque, decisivi ritiri. Una grande occasione mancata, che mai ha spento in lui la fiamma del suo amore per le corse, fino alla fine. Da quel 25 aprile sono trascorsi vent’anni. Vent’anni da quando il circuito di Lausitzring è teatro del terribile incidente che coinvolge l’indimenticato pilota milanese, impotente vittima di una vettura impazzita. Vent’anni, eppure, come sempre accade per i più Grandi, il suo ricordo resta, ed è, più vivo che mai.

 

 

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