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Tenyo Minchev: il primo straniero del calcio sovietico

Nella primavera del 1989, l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche è in piena perestrojka. Le riforme mandate avanti dal Partito Comunista dell’Unione Sovietica, sotto la guida di Mikhail Gorbaciov (e con la consulenza, tra gli altri, dell’economista brianzolo Giancarlo Pallavicini) stanno cambiando i connotati del gigantesco Stato federale. Gradualmente e inesorabilmente.
Le tipografie mandano alle stampe sempre più pubblicazioni diverse, grazie a una censura meno oppressiva. Le industrie possono ricavare dei veri profitti, vendendo autonomamente i prodotti in eccesso rispetto ai piani statali. Nel settore agricolo agiscono le prime aziende private. Stanno iniziando a nascere joint-venture tra aziende sovietiche ed estere. Il concetto di proprietà privata non è più un tabù. Il potere centrale sta passando dalle rigide maglie dei membri del PCUS a un consesso di esponenti di svariate organizzazioni sociali, di cui il Partito costituisce solo una parte. Decade la “dottrina Breznev”, quindi l’ingerenza dell’URSS negli affari interni dei Paesi del Patto di Varsavia. E migliorano i rapporti con altre rilevanti realtà dello scacchiere planetario, come USA, Comunità Europea, Cina.

Essendo il calcio uno dei più straordinari fenomeni sociali esistenti, il mondo del pallone si adegua al rinnovato clima di apertura oltre i confini.

Glasnost (“trasparenza”) è uno dei principali slogan della Perestrojka

Fino a quell’anno, nelle competizioni calcistiche sovietiche a tutti i livelli hanno militato solo ed esclusivamente atleti sovietici.
Il che peraltro, visto l’enorme bacino a disposizione, non ha impedito al movimento di raggiungere ottimi risultati. Ricordiamo ad esempio i successi in Coppa delle Coppe della Dinamo Kiev (1975 e 1986, allenata dal leggendario
colonnello Valeri Lobanovsky) e della Dinamo Tbilisi (1981). Oltre ai Palloni d’Oro di Lev Yashin (1963; unico portiere di sempre), Oleg Blokhin (1975; record-man assoluto per presenze e reti segnate sia nel massimo campionato sovietico che in Nazionale) e Igor Belanov (1986). E a livello di Nazionali: vittoria degli Europei 1960 (e finale nel ’64, nel ’72 e nell’88); medaglia d’oro alle Olimpiadi di Melbourne 1956 e di Seul 1988. E tanto per gradire, vittorie degli Europei Under 21 1980 e 1990, precedute da un 1° e un 2° posto ai Mondiali Under 20 del ’77 e del ’79.

Ad ogni modo, i tempi sono ormai maturi per poter pensare di attingere al di fuori degli ampissimi confini dell’URSS. Serve solo un club che maturi tale idea e un giocatore che accetti di trasferirvisi.
L’idea viene al Krylia Sovetov, club di terza divisione. Il giocatore in questione è il bulgaro Tenyo Minchev.

Il Krylia Sovetov (letteralmente “Ali dei Soviet”) è la squadra della città di Samara, a circa 200 km dall’attuale confine russo-kazako. Anche se all’epoca Samara si chiama Kuybyshev, denominazione mantenuta dal 1935 al 1991 in onore di Valerian Kuybyshev, uno degli eroi della Rivoluzione.
Il Krylia è stato fondato nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale. Dopo una trentina d’anni abbondante passata prevalentemente nella massima divisione (Vyssaja Liga) e raramente nella seconda – con tanto di finali di Coppa nazionale nel 1953 e nel 1964 e un prestigioso 4° posto in Vyssaja Liga nel 1951 – negli anni Ottanta frequenta soprattutto la terza serie.

In quel 1989, Tenyo Minchev è un 35enne mediano. Originario di Lyubenovo, in Bulgaria, ha trascorso gran parte della carriera come capitano del Beroe, formazione della città bulgara di Stara Zagora. Con quella maglia, si è tolto diverse soddisfazioni: quarti di finale in Coppa delle Coppe nel 1974; vittoria della Coppa dei Balcani (competizione tra club di Albania, Grecia, Turchia, Romania, Jugoslavia, e per l’appunto Bulgaria) nel 1983 e nel 1984; ultima ma non meno importante, vittoria del campionato nel 1986, al termine di un formidabile duello col Botev Plovdiv.
In tutto questo, anche 6 partite con la sua Nazionale.
Dopo la lunga e importante esperienza al Beroe, un Minchev ormai verso il viale del tramonto si è accasato nell’altra squadra cittadina: la Lokomotiv Stara Zagora.
È proprio da questa ennesima Lokomotiv del calcio est-europeo che il Krylia Sovetov, alle soglie del campionato sovietico di terza divisione del 1989, preleva il giocatore.

Schieramento del Beroe campione di Bulgaria 1986
Beroe 74-75
Minchev è il terzo da destra nella fila centrale (accanto al portiere)

Tenyo Minchev è ufficialmente il primo straniero del calcio sovietico!

Perché proprio un bulgaro?

Innanzitutto, la Bulgaria fa parte del blocco orientale. Va bene l’apertura verso l’estero, ma al momento è parecchio complicato comprare calciatori dall’esterno della cortina di ferro. Difficile convincere a trasferirsi in URSS qualcuno dal mondo occidentale o da altre realtà al di fuori della sfera sovietica. Anche perché nei regimi comunisti gli sportivi sono formalmente dipendenti statali, non godono dei privilegi economici tipici dei loro colleghi nel resto del mondo, e la loro libertà di passare da una squadra all’altra è sovente “pilotata” dall’alto.
Insomma, il campionato dell’Unione Sovietica non è esattamente appetibile e raggiungibile fuori dal Patto di Varsavia.

Inoltre, c’è anche un fattore particolare che può aver agevolato il passaggio di Minchev al Krylia: le città di Samara/Kuybyshev e Stara Zagora sono gemellate.

In appendice a queste considerazioni, notiamo come il Krylia Sovetov ha nel suo DNA la propensione verso gli stranieri: negli anni successivi porterà in Russia i primi giocatori colombiani e argentini.

Un logo del Krylia Sovetov appartenente al passato sovietico

Trattandosi di un giocatore all’ultimo anno di attività, Minchev non è un titolare. Ma accumula un discreto bottino di presenze: su una cinquantina di match stagionali, lui ne gioca quasi 30.
Guidato in panchina da mister Viktor Antikhovich e trascinato sul campo da bomber Vladimir Korolyov, il Krylia conduce un’annata di vertice. Ma nel gironcino-playoff valevole per la promozione in seconda serie viene sconfitto dagli ucraini del Volyn Lutsk e d
ai moldavi del Tekstilshchik Tiraspol (club oggi non più esistente).

Per Minchev arriva il momento di ritirarsi, con la consapevolezza di avere in un certo qual modo fatto la storia.

About Nicolò Vallone

Nato 26 anni fa in Florida, ma italianissimo: una prima infanzia a Palermo, una vita a Milano, una passione per il racconto sportivo scoccata alle Scuole Medie, un 'pezzo di carta' in Lettere e uno in Comunicazione. Pubblicista dal 2015, con un paio di amici ha lanciato il progetto di storytelling su web Sportellers, e ha abbracciato La Notizia Sportiva mosso dalla voglia di viaggiare tra storie ed emozioni. Il suo re: Roger Federer. Il suo dio: Federico Buffa.

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