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Teofilo Cubillas, il Pelé peruviano

L’amore per la sua patria e per l’Alianza Lima, calcio insegnato ai bambini. Un numero dieci di classe che fece faville in due edizioni dei Mondiali. Il più grande calciatore peruviano di sempre

di Stefano Ravaglia

Se per il Grande Torino la data designata è il 4 maggio 1949, se per il Manchester United è il 6 febbraio 1958, per l’Alianza Lima il giorno più nero è l’8 dicembre 1987. Ventitré campionati, due volte semifinalista della Coppa Libertadores, l’Alianza è il club più vincente del Perù insieme all’Universitario de Deportes.

Quel giorno d’inverno di trentadue anni fa, di ritorno da una partita giocata a Pucallpa e vinta 1-0, un mix di inesperienza e scarsa manutenzione dell’apparecchio, fecero precipitare in mare il velivolo a pochi chilometri da Lima. Si salvò solo uno dei due piloti, mentre a morire furono in 43: dirigenti, tecnici, giocatori, membri dell’equipaggio e anche qualche tifoso invitato per l’occasione.

L’Alianza Lima, come tutte le squadra toccate da questa tragedie (gli ultimi sono stati i brasiliani della Chapecoense) deve ricominciare da capo. Oltre ai vari prestiti (i cileni del Colo Colo i più generosi) anche un altro storico simbolo del club si infila di nuovo gli scarpini per amore del suo club, due anni dopo il suo ritiro: è Teofilo Cubillas, universalmente riconosciuto come il più grande giocatore peruviano di sempre. “Se dovessi rinascere sceglierei il calcio come mestiere, il Perù come paese e l’Alianza Lima come squadra”, ebbe a dire.

Cubillas: il miglior giocatore peruviano

Soprannominato “El Nene”, il bambino, per i suoi lineamenti fanciulleschi, si è dedicato ai bambini anche una volta appese le scarpette al chiodo, insegnando loro calcio. Cubillas è stato il Pelé del Perù, e lo stesso “O Rey” lo incoronò nel 1970 dopo il suo ultimo mondiale: “Ho già individuato il mio erede: è Teofilo Cubillas, il più grande giocatore del Perù”. 

Esordisce giovanissimo, a 16 anni, nel 1969. Segna a raffica e nel 1972 è incoronato miglior giocatore sudamericano dell’anno, alla sua ultima stagione in Perù prima di volare in Svizzera a Basilea, da dove, intristito dal clima e dal poco feeling con la gente del posto, se ne andrà subito per spostarsi in Portogallo, al Porto: 65 reti in 108 partite non serviranno ai portoghesi per conquistare alcun trofeo, e Cubillas lascerà dopo tre stagioni per tornare in patria.

Il 1970 è il suo anno di grazia: capocannoniere del campionato peruviano (c’era già riuscito nel 1969 con 19 reti) disputa il suo primo Mondiale con la Nazionale, in Messico. “Il Perù non aveva mai disputato una fase finale al Mondiale. Furono due anni di intenso lavoro con un allenatore straordinario come Didì. Esordimmo con la Bulgaria e io segnai, vincemmo 3-2. Un giorno memorabile, soprattutto per un motivo: un paio di giorni prima ci fu un terremoto terribile vicino Lima e morirono 500 mila persone. Volevamo dare una gioia a chi non aveva più nulla”.

Il numero dieci diede la vittoria ai suoi a un quarto d’ora dalla fine: l’arbitro di quel giorno era l’italiano Sbardella. Cubillas segna una doppietta anche nel 3-0 al Marocco, prima che i futuri finalisti della Germania pieghino i peruviani 3-1 nell’ultima giornata (gol della bandiera ancora suo). Negli ottavi contro il Brasile, il Perù perde 4-2 ma Cubillas segna ancora. Saranno cinque i centri al Mondiale: nella classifica dei marcatori sarà superato solo da Muller e Jairzinho.

Il Mondiale in Argentina e il ritiro

Il Perù fallisce la qualificazione quattro anni dopo in Germania, ma torna in Argentina al Mondiale ’78. Memorabile la prestazione di Cubillas con la Scozia, partita che i peruviani vincono 3-1: due reti più o meno dalla stessa posizione, una con una staffilata sotto l’incrocio, l’altra con una punizione calciata in modo sublime, di esterno destro aggirando la barriera. Dopo lo 0-0 con l’Olanda, Cubillas segna addirittura una tripletta nell’ultima gara vinta 4-1 contro l’Iran, e il Perù accede alla fase successiva addirittura vincendo il girone. La seconda parte di quel mondiale è altra storia: inserita in un gruppo di ferro con Brasile, Argentina e Polonia, la nazionale di Cubillas le perde tutte e tre senza nemmeno segnare.

E sarà al centro di una celebre controversia: l’Argentina, nell’ultima gara, ha bisogno di battere il Perù con almeno quattro gol di scarto. Ci riesce, vincendo 6-0 (2-0 nel primo tempo), ma, seppur nulla sia mai stato provato, sono insistenti da sempre le voci di varie pressioni e sabotaggi (tifosi sotto l’albergo, il pullman che ritarda due ore l’arrivo allo stadio) ai danni del Perù. Nel 1982 Cubillas gioca il suo ultimo torneo iridato: la squadra è inserita nel girone con l’Italia ma arriva ultima, pur pareggiando 1-1 con gli azzurri che poi vinceranno il torneo a Madrid.

Nel 1985 Cubillas appende le scarpe al chiodo dopo aver provato anche  un’avventura americana con il Fort Lauerdale Strikers, e torna all’Alianza Lima dopo la tragedia già citata. “El Nene” è ormai cresciuto, ma nella sua scuola calcio in Florida insegna ai giovanissimi come diventare Teofilo Cubillas. O almeno, provarci.

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