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Tradizione e numero 1000: tolto il velo alla nuova Ferrari

Svelata la monoposto della stagione 2020: più rosso, seppur opaco e numeri old-style

di Stefano Ravaglia

Il Teatro Valli di Reggio Emilia è stato il palcoscenico ideale per la presentazione della nuova, la monoposto chiamata SF1000, in questo 2020, ad alzare la competitività di Vettel e Leclerc e rendere difficile il compito di Hamilton, ossia quella di puntare al settimo Mondiale che lo metterebbe di fianco a Schumacher nell’olimpo dei drivers d’ogni tempo. Indiscrezioni confermate, il numero 1000, cioè i Gran Premi in assoluto della scuderia, traguardo che la Ferrari taglierà certamente in questa stagioni, altre invece non esatte, come il tricolore sbandierato in gran quantità sul telaio e che invece compare in una minuscola strisciolina in fondo al muso, più o meno come gli altri anni

Una cerimonia a invito, i Ferrari Club fuori a seguire al vicino teatro Ariosto, il pre con molti di loro accalcati in piazza per un momento di incontro e autografi con i piloti. Il passato, cioè la SF90, quella che ha celebrato i novant’anni di storia del Cavallino nel 2019, è in bella mostra nel piazzale come in una sorta di passaggio di consegne. Dentro il nuovo, fuori, il vecchio. L’orchestra apre lo show tutto giochi di luce e balletti (è la prima volta che la Ferrari non presenta la monoposto a Maranello o al Mugello), le parole di circostanza, seppur vere e sentite, di Binotto, dell’amministratore delegato Camilleri e di Elkann, che parla di “forza e stimolo di fare di più” e sfodera le bandiere della scuderia e il tricolore che qui a Reggio Emilia nacque nel 1797.

E poi l’invitata più attesa, naturalmente. Che pare un po’ più rossa, seppur sempre di tenore opaco (la vernice ha un ruolo decisivo nel peso della vettura) e porta i numeri in stile anni Ottanta e Novanta, dettaglio anche questo fuoriuscito nelle ore della vigilia, come quando a pilotarla c’era un certo Gilles Villeneuve. “Imparare dagli errori e migliorare l’affidabilità”, dice Binotto. La pista dirà se sarà così.

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