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Pain is temporary, glory is forever: auguri Troy Bayliss

Pain is temporary, glory is forever: nessuno più di Troy Bayliss incarna questa frase. L’esponente massimo della Australian Connection compie oggi 52 anni.

Originario di Taree, in gioventù ha rischiato più volte di non realizzare il sogno di correre causa cronica mancanza di budget.

La prima vera occasione arriva nel 1997 quando disputa la tappa di casa del Mondiale SBK come wild card ottenendo due quinti posti.

Vera nonché doppia perché Suzuki lo fa debuttare nel Motomondiale, sempre a Phillip Island, in 250 e lui chiude sesto. La vittoria nel campionato inglese SBK ’99 gli socchiude le porte in Ducati per il 2000 ma il debutto in Giappone è da dimenticare.

Lo richiamano a Monza e Troy, che non conosce tracciato, moto e gomme, centra un doppio quarto posto nelle due gare. Rompe il ghiaccio imponendosi ad Hockenheim e la stagione successiva fa suo il primo titolo mondiale nelle derivate di serie.

Sembrerebbe avviato a replicare nel 2002 grazie allo score di 14 successi nei primi 9 round ma la spunta incredibilmente Colin Edwards.

La successiva parentesi di tre anni nel Motomondiale segna una battuta d’arresto nella sua carriera: appena 4 podi nel biennio Ducati, poi chiude anzitempo la stagione 2005 con la Honda di Sito Pons per via di una frattura multipla al polso.

Torna a casa, ovvero in Superbike, in sella alla Ducati 999F06 e non delude aggiudicandosi 12 gare e il secondo titolo nel 2006.

A quel punto la casa di Borgo Panigale gli regala l’ultima apparizione in MotoGP a Valencia e Bayliss ottiene la prima ed unica vittoria davanti al compagno di squadra Loris Capirossi nel giorno del titolo mondiale di Nicky Hayden.

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Il tris iridato gli sfugge nel 2007 con la caduta a Donington ma non si arrende, si fa amputare una falange per essere al via nel round successivo di Valencia e chiude, eroico, al quarto posto in classifica generale.

A fine campionato annuncia che la stagione successiva sarà quella conclusiva. In Francia, Troy si laurea campione in sella alla Ducati 1098 e si congeda.

Continua a fare il tester per Ducati e quando a inizio 2015 Davide Giugliano si infortuna, non resiste e lo sostituisce in Australia e Thailandia. Dando spettacolo e raccogliendo 15 punti.

C’è un altro conto da chiudere, ovvero l’ASBK nel quale non aveva mai vinto una gara.

A quasi 50 anni va ancora talmente forte che chiude il campionato nazionale 2018 al terzo posto assoluto.

Poi scende, stavolta definitivamente. Adesso tocca al figlio Oli.

Su Ducati, ovviamente.

About Francesco Tassi

'Uno che nasce in Emilia Romagna e impara a leggere su Autosprint ha il destino segnato. Giornalista de mutòr e ufficio stampa.'

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