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MotoGP | Bagnaia e Ducati, la tempesta perfetta

Francesco ‘Pecco’ Bagnaia è campione del mondo in MotoGP e l’Italia dopo 50 anni può nuovamente celebrare un trionfo totale.

Si, perché al netto della polemicuzza sul fatto che Audi sia proprietaria del marchio, la Ducati è una capolavoro made in Borgo Panigale, Bologna, Emilia Romagna, Italia.

Missione compiuta dunque e sembra quasi una beffa ripensando a quel tanto discusso logo che campeggiava sulla Rossa (e sulle Rosse in Formula 1).

Non è stato per niente facile questo titolo che, all’inizio dell’estate, sembrava già l’obiettivo del 2023.
La peculiarità principale di Francesco Bagnaia è stata la sua resilienza, il non arrendersi neppure davanti all’evidenza.
D’altronde chiunque sarebbe stato eufemisticamente scettico con 91 punti da recuperare da un Fabio Quartararo fino a quel momento praticamente perfetto.

Benvenuto a chi se ne accorge adesso o ha scarsa memoria ma Pecco è sempre stato tutto questo, oltre che un gran manico, fin dal terrificante debutto in Moto3 nel 2013.

Il ruolo della Desmosedici

Certo, la crescita della Desmosedici GP22 ha innegabilmente giocato un ruolo fondamentale dopo un avvio imperfetto mentre, per contro, la Yamaha M1 ha plafonato per tutta la seconda parte di stagione. Estendendo il ragionamento alla Ducati GP21, tutte le otto Rosse in griglia di partenza hanno ottenuto risultati importanti – a partire da Bastianini e senza dimenticare lo stesso Di Giannantonio poleman al Mugello – nel corso della stagione mentre l’unico centauro della casa di Iwata in grado di fare risultati è stato il solo Fabio Quartararo.

Gigi Dall’Igna, Davide Tardozzi, Paolo Ciabatti, Claudio Domenicali e Cristian Gabarrini sono i volti familiari del successo ma non vanno dimenticate le Maestranze (con la M volutamente maiuscola) che hanno contribuito a riportare la Ducati sul tetto del mondo dopo la storica impresa di Casey Stoner datata 2007.

Tra i tanti paragoni ‘facili’ che fioccano in questo momento, la forzatura maggiore è costituita da quello assurdo tra Pecco e il ‘Rossi-Rosso’ del biennio 2011-2012.
Assurdo perché si tratta di due moto (e relative filosofie) completamente differenti: la Ducati di Filippo Preziosi era un cavallo di razza indomabile a meno che non ti chiamassi Casey o Loris (senza dimenticare il Bayliss di Valencia 2006), quella di Dall’Igna è un gioiello per chiunque la guidi (vedi sopra).
Paradossalmente, per dirla tutta, sembra di assistere al parallelismo tra la Yamaha al tempo di Max Biaggi e quella di Valentino.

Sarà dura, durissima, ripetersi nel 2023.
Ma, una volta di più, grazie Pecco e perdonaci per aver ceduto talvolta allo sconforto.

About Francesco Tassi

'Uno che nasce in Emilia Romagna e impara a leggere su Autosprint ha il destino segnato. Giornalista de mutòr e ufficio stampa.'

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