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Alberto Sordi e il pallone: in Romagna il suo Borgorosso Football Club

A cent’anni dalla nascita di Alberto Sordi, ricordiamo il film del 1970 girato in Romagna dove il grande attore impersona il presidente di un piccolo club.

di Stefano Ravaglia

E’ passato mezzo secolo da quel 1970, che oggi sembra preistoria. Si apriva un decennio turbolento per l’Italia, entrava nel vivo la conquista dello spazio e della Luna da parte degli americani, e nel calcio si sarebbero svolti i Mondiali in Messico. Non c’era anno migliore per far uscire nelle sale “Il presidente del Borgorosso Football Club”, una commedia scalcagnata in cui Alberto Sordi, che oggi avrebbe compiuto 100 anni, impersona il primo dirigente di un piccolo club della Romagna, ereditato da suo padre.

Tifoso della Roma (al Verano, dove è sepolto nella casetta di famiglia, troverete anche una sciarpa giallorossa), aveva fatto un passaggio da giovanissimo, con scarso successo, nei pulcini dei giallorossi, e in quel film era stato diretto da Luigi Filippo D’Amico, che aveva esordito come regista nel 1955 in “Bravissimo”, guarda caso interpretato anch’esso da Alberto Sordi.

Nel “presidente del Borgorosso” c’è il timbro del calcio di una volta, ma anche qualche elemento trascinato sino ad oggi. Innanzitutto la location, i comuni di Lugo e Bagnacavallo, a pochi minuti da Ravenna, e il denso spirito romagnolo sanguigno e combattivo: alcune scene allo stadio sono state poi girate anche a Faenza e Cesena. Dimensione provinciale, lontana dai grandi palcoscenici della serie A, dove il calcio è vissuto in modo più genuino e sempliciotto, un club dai colori bianconeri con quel nome, Borgorosso, scelto dal regista proprio per dare una cadenza ruspante alla vicenda.

Il presidente del Borgorosso Football Club | Luigi Filippo D'Amico ...

Alberto Sordi è Benito Fornaciari, figlio dello storico presidente del club, che viene a mancare proprio mentre ascolta alla radio una partita del suo Borgorosso. Benito si trova così, suo malgrado, travolto dal dovere di ereditare il club, ma il nostro è tutt’altro che un esperto di calcio ed ignora che il padre, con la sua fatica e il suo denaro, abbia costruito tutto quel mondo per il quale l’Italia celebra una liturgia domenicale. In lizza per l’acquisto del club c’è poi un imprenditore con cui Sordi dovrà misurarsi: di cognome, per restare in tema, fa Bulgarelli.

Lasciata la Romagna trent’anni prima, lavora come filatelico in Vaticano e d’improvviso si ritrova catapultato in una realtà che non è la sua. Vende i giocatori migliori, ricavandone 32 milioni di lire, ma così facendo fa infuriare i tifosi: con un discorso in stile “mussoliniano” li riprenderà per il collo promettendo grandi traguardi per quel piccolo club. Quella scena in cui si affaccia al balcone tenendo un discorso di arringa, non è l’unica caratterizzazione dei personaggi. L’allenatore, un sudamericano che viene scovato da Sordi, è quanto di più accostabile ci sia a Helenio Herrera, che all’epoca sedeva proprio sulla panchina della sua Roma.

Il presidente del Borgorosso Football Club | Storie di Calcio

Ma ci sono anche personaggi in carne ed ossa del mondo del calcio che hanno dato un contributo al film. Uno di questi è Adriano Zecca, attaccante che aveva legato il suo nome soprattutto alla Roma e al Venezia, che aveva aiutato la troupe per la sceneggiatura; ma c’è anche Orazio Testa, portiere che aveva militato nel Bologna e che recita nel film conservando il suo nome. Alberto Sordi, durante le riprese, lo allenava duramente tirandogli autentiche cannonate.

Anche il giornalismo dell’epoca è protagonista. Nella scena in cui Sordi si reca a Milano all’Hotel Gallia, per imbastire il calciomercato, è Maurizio Barendson a condurre il tg che parla proprio dell’inizio della pre stagione e dei ritiri, oltre che delle compravendite dei calciatori. A lui si deve, insieme a Paolo Valenti, l’idea di una storica trasmissione che ha scolpito le domeniche degli italiani: 90° minuto. Compaiono anche Giorgio Ghezzi, campione d’Europa col Milan sette anni prima, Aldo Bet, che vincerà il titolo coi rossoneri nel 1979 e soprattutto Omar Sivori, all’ultimo anno da calciatore in quel periodo, al quale è destinata la scena finale.

Il presidente del Borgorosso Football Club | Il cinefilo insonne

Dal film esce un ritratto perfetto dell’epoca, con il calcio tutto alla domenica pomeriggio, le radioline, l’Italia cattolica e morigerata (don Regazzoni sarà sempre al fianco dello scapestrato presidente), e come detto anche cose arrivate anche alla nostra epoca: i pasticci di Sordi in veste di presidente, ricordano molto gli innumerevoli passaggi a vuoto di tanti proprietari contemporanei; e anche le turbolenze del pubblico, che verso la fine del film compiono una invasione di campo devastando il terreno di gioco e pretendono la cacciata dal presidente Fornaciari, sono scene viste anche nella realtà, in un periodo, quello del 1970, dove si erano affacciati anche i primi gruppi ultras sugli spalti italiani. Nel 2006, proprio il 15 giugno, è stato costituito il Borgorosso FC 1919, che dal film ha ereditato anche lo stemma della squadra.

Negli anni a venire sarebbero arrivati “L’allenatore nel pallone” o “Ecceziunale veramente”, ma la comicità che si confonde con il pallone, probabilmente, è iniziata mezzo secolo fa, l’anno di Italia-Germania 4-3, con Alberto Sordi e il suo Borgorosso Football Club, un omaggio al calcio di provincia. Con un motto molto chiaro:

“Chi si esterna dalla lotta, è un gran figlio di…”.

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