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Manchester United-Liverpool: la rivalità corre sui binari

Nel 1836 viene inaugurata la prima ferrovia del mondo che collega le due città. Finali di FA Cup, battaglie per la conquista del campionato: storia di una delle rivalità più accese d’Inghilterra

 

di Stefano Ravaglia

 

Il tramonto di quella che fu definita la prima rivoluzione industriale, che coprì i regni di Giorgio III e IV, lasciò in eredità qualcosa di più di un collegamento ferroviario. Sia Manchester United che Liverpool dovevano ancora nascere, ma stavano arrivando i pionieri, quelli che da quel 1830 a un ventennio avrebbero cominciato a muovere i grandi ingranaggi del pallone. Sino a quel momento, Liverpool voleva dire il più grande porto del diciannovesimo secolo, dopo tanti decenni di crescita e di elevazione da quel luogo insignificante paludoso come l’antichissima Liuerpul era conosciuta.

A Manchester non si contavano le industrie tessili e i vicini giacimenti di carbone, che la fecero una delle città più importanti di quella rivoluzione. Il Parlamento di Londra, che dapprima respinse il progetto  di una ferrovia dedicata al trasporto dei beni, nel 1825 diede l’ok per la costruzione alla L&M Railway, la compagnia ferroviaria apposita sorta due anni prima. Il trasporto passeggeri supererà quello delle merci già nei primi dodici mesi. E  il viaggio inaugurale del 15 settembre 1830, parte dalla città dei Red Devils, direzione Merseyside, da una stazione che si chiamava… Liverpool Road.

Poi arriva il Newton Heath, antenato dell’odierno United. Sempre di una stazione si parla: la squadra viene fondata dagli operai della Lancashire and Yorkshire Railway e porta i colori giallo e verde. Gli stessi che nel 2010, in aperta protesta con la gestione Glazer, i tifosi sventoleranno a Old Trafford.

Nel 1892 invece, un imprenditore di nome John Houlding ha il campo, Anfield, ma non la squadra. La richiesta di un canone esoso aveva portato l’Everton, allora unica squadra della città che giocava proprio lì, a farsi un impianto per conto suo. Al Sandon Hotel, a pochi passi dallo stadio, altri footballers allora si infilano maglia rossa e pantaloncini bianchi: è nato il Liverpool FC. Nel mezzo, il caro William McGregor, reso celebre anche dal recente libro sulla Premier League di Nicola Roggero, ha nel frattempo creato il campionato di calcio come lo conosciamo oggi. Boom! Tutti gli ingredienti sono al loro posto. Il prodotto sfornato è una straordinaria rivalità che dura ancora oggi.

Nel 1902, mentre viene aperta la “Kop”, il settore più caldo dei tifosi del Liverpool ad Anfield, il Newton Heath cambia nome e colori: si chiamerà Manchester United Football Club, rossi pure loro, seppur “diavoli” sarà il soprannome affiancato al colore. Il 1894 è l’anno della prima di 202 sfide: a Ewood Park, in amichevole, 2-0 per il Liverpool. Un anno e mezzo dopo, è già goleada: nel primo incontro ufficiale in seconda divisione, il Liverpool strapazza l’allora Newton Heath per 7-1. Il 25 marzo del 1908, un pirotecnico 7-4 infiamma ancora i cuori Liverpool, mentre il 5 maggio 1928 vince lo United per 6-1, ancora oggi la sua più larga vittoria di sempre contro i reds.

Negli anni del secondo conflitto Mondiale, con il loro stadio, l’Old Trafford, bombardato dai raid aerei, i vicini di casa del Manchester City ospitano i rivali al Maine Road. Il Liverpool, nel frattempo, mette insieme già qualche campionato così come lo United (che vince già anche una FA Cup), ma l’acuto del 1947 sarà l’ultimo prima di un lungo periodo di buio, condito anche dalla retrocessione in seconda divisione. Il Manchester United invece salpa verso il primo grande ciclo nel dopoguerra, in quegli anni Cinquanta d’oro: i “Busby Babes”, allenati dal grande Matt, vincono e rivincono e paiono non avere rivali. Sono tutti poco più che ventenni, affiatati e di gran classe. Ma il 6 febbraio 1958 un incidente aereo a Monaco di Baviera, per un decollo reso difficile dalla pista innevata, spezza i sogni di molti di loro. Matt Busby si salva dopo aver ricevuto l’estrema unzione, Bobby Charlton alzerà la Coppa dei Campioni nel 1968 insieme al suo allenatore dopo essere scampato anche lui al disastro. Un trofeo dedicato a quei ragazzi, che certamente l’avrebbero vinto prima dei loro successori.

Sul Mersey le acque sono invece agitate: ma nel dicembre di quel 1958, autentico anno sliding doors per i due club, serve un uomo venuto da uno sperduto villaggio scozzese di nome Glenbuck, per ribaltare le sorti. Bill Shankly, socialismo e pallone, a 14 anni lavorava in miniera e ora, da adulto, partorisce da solo il Liverpool moderno. Conta la squadra, il collettivo, l’aiutarsi l’un con l’altro. Parla della Kop come di un insieme di persone fedeli e leali, una grande società che si ritrova al sabato pomeriggio per sperare nelle stesse cose: i trionfi di quelli in maglia e pantaloncini rossi. Già, perché anche la parte inferiore della divisa ora ha lo stesso colore della maglia, e gli effetti si notano presto. Bill riporta il Liverpool in prima divisione, poi gli ridà il titolo inglese e nel 1965 la prima, storia FA Cup contro il Leeds.

Porte girevoli: mentre è lo United a retrocedere nel 1974, il Liverpool decolla verso un posto stabile nella gloria europea. Due Coppe Uefa, campionati in serie e poi la botta: proprio in quel 1974, dopo la Charity Shield vinta con il Leeds, Bill Shankly saluta. “Ho raggiunto l’Everest, lascio”. Sarà uno shock: un giornalista inglese comunica a qualche tifoso in città la notizia. Ignari, i supporters non credono alle loro orecchie.

Nel 1977 la prima battaglia in una finale di FA Cup. Tutto in cinque minuti: dal 50° al 55° Pearson e Greenhoff segnano per lo United, in mezzo il pareggio momentaneo di Case, nel 1996, altra epoca e altri uomini, è un astuto gol di Cantona a far piangere ancora i reds. Curiosità: nel pre-partita il Liverpool scende in campo con un abito completamente bianco, che suscita la disapprovazione di Sir Alex Ferguson per la poca pertinenza del vestito all’evento. E scuote anche la penna dello scrittore Simon Hughes, che butta giù un libro sugli anni Novanta del Liverpool intitolandolo proprio “Men in white suits”.

Dopo aver ricordato due 4-0, uno per il Liverpool nel 1991 ad Anfield (hat-trick di Beardsley) e uno per lo United (a Old Trafford segna anche l’attuale tecnico Solskjaer) nella stagione 2002-03, per il Liverpool va meglio in Coppa di Lega: nel 1983 e nel 2003 i reds hanno la meglio. Dapprima vincono 2-1 ai supplementari, poi, vent’anni dopo a Cardiff (sotto il periodo del rinnovamento di Wembley) vincono 2-0 grazie agli schiaffi di Gerrard e Owen.

Il Manchester United torna a splendere solo con Sir Alex che arriva in panchina nel 1986: dopo quattro anni di attesa, arriva il primo trofeo, la FA Cup nel ’90 e tre anni più tardi il primo dei tredici campionati conquistati in vent’anni dal più grande allenatore dei Red Devils. Pare proprio che non vi sia contemporaneità tra le due compagini: mentre il Manchester United si siede stabilmente sul trono britannico e non solo (due Champions League nel 1999 e nel 2008) i rivali sono altrettanto all’altezza in Europa conquistando Uefa, Champions e Supercoppe Europee (vedere annate 2001 e 2005) ma perdono puntualmente il duello casalingo in Premier League. Quella che al Liverpool manca dal 1990. E che forse, mai come quest’anno, è stata così vicina. Affrettatevi e salite in carrozza: c’è un Manchester-Liverpool che parte alle 17,30 di domenica 20 ottobre.

 

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